Una mamma ed un bimbo tra storie di vita, di creatività e pillole di diritto.

Recensione “Il rosmarino non capisce l’inverno”

“A te che cadi, ma non resti lì”.

Margherita, Aurora, Sara, Giuseppina. Poi Maddalena, Teresa e Brunella. E ancora Alma, Vera, Marika, Greta e Martina, Aika, Rosi, Isabella ed Emma. Ed infine Perla, Angela e Daysi.

Sono “le donne” di Matteo Bussola, frizzante autore veronese che leggo per la prima volta e che leggo mentre chiacchiera di donne. Insomma, lui, un uomo che parla di emozioni, di fragilità, di sogni, di delusioni e desideri di donne. Per l’esattezza di 18 donne, l’una diversa dall’altra. Eppure così simili, così fragili, così combattute e non perché semplicemente donne. Ognuna è un universo a stante. Ognuna di loro ha una storia che ha il sapore amaro di una sorte avversa, di un tradimento, di una ferita aperta o di una scelta rimpianta o ancora del risollevarsi cercando di guardare avanti. Ognuna di loro è sinonimo di forza e coraggio, di rinascita e di rivincita. Ognuna di loro, la leggo con passione ed intensità, cercando di capire come un uomo riesca a descrivere in maniera così coinvolgente un universo complesso, come quello femminile.

Ma come è arrivato questo libro fino a me? Tutto è successo una sera. Lo ricevo in regalo. Lo scarto e rimango senza fiato. Insomma, bellissima la copertina. Mi piace molto. Davvero tanto. Quel rosmarino simbolo di sincerità, buon auspicio e fedeltà poi è simbolico. E mi colpisce il nome che richiama il mio dolcissimo Mattia. E poi c’è quel cognome così azzeccato in un periodo in cui la ricerca dei miei equilibri richiede sicuramente una bussola. Sospiro, sorrido, lo stringo tra le mani e ringrazio chi me l’ha donato, con la consapevolezza di quanto abbia colpito il centro del bersaglio.

Una volta a casa, leggo le prime righe e ne rimango profondamente colpita.

“A cosa pensa una donna quando lascia qualcuno? Quando si innamora senza scampo? Quando non viene ritenuta all’altezza, quando le dicono che è troppo o troppo poco, quando le sembra di non capire una figlia, o una madre, quando comprende la fragilità di un padre, quando rifiuta destini già scritti o quando invece li accoglie, quando cerca di cavare il meglio che può dal poco che ha, quando viene ferita, tradita, umiliata, derisa, quando si ammala e il mondo la ignora o quando ha paura e nessuno la sente?”

Esclamo una parola. E nemmeno di quelle da galateo.. Insomma, “Il rosmarino non capisce l’inverno” mi travolge dalle prime righe. Mi immedesimo. Lo sento in maniera intensa. Talmente intensa che ad un certo punto ho quasi paura di leggerlo. Lo porto con me nella borsa. Un capitolo lo divoro al mare, sotto l’ombrellone. Uno mentre ascolto Beethoven seduta in una panchina, mentre respiro il profumo della resina. Lentamente, leggo ogni storia. Comprendo gli intrecci tra personaggi che vanno e che vengono. Scopro che loro sono persone comuni.

Sono donne come me. Come te.

Sono le storie di tutti i giorni, quelle nelle quali ti immedesimi. Quelle che senti nell’anima perché un pochino ricordano te, il tuo percorso, i sogni e le delusioni. Quelle che parlano di primi amori, ma anche di malattie incurabili, di scelte di vita. Quelle delle amiche, della vicina o una qualsiasi persona che eviti mentre svirgoli di fretta tra la folla, percorrendo la strada per andare in ufficio o al supermercato. Perché ognuna di loro ha il suo mondo.

Cosa penso? Questo è un libro che ami o odi. Uno di quelli in cui puoi percepire una serie di luoghi comuni, magari ragionando con quei preconcetti che pretendono che un uomo non possa mai parlare e capire di donne. Che poi un uomo circondato da 4 donne, l’universo femminile lo conosce. A voglia che lo conosce ed impara ad interpretarlo. A meno che non abbia il prosciutto negli occhi!

Oppure puoi farti conquistare dalla copertina. Puoi leggere storia dopo storia. Anche lentamente, come ho fatto io. Puoi sentirle tue, una più dell’altra. Puoi ragionare, rileggere, riflettere. Puoi fare una piccola orecchia e respirare, per poi riprendere dove ti sei fermata, con la consapevolezza che nessuno di noi è “comune”. Siamo tutti un pochino speciali e Matteo Bussola ce lo ricorda.

Il rosmarino non capisce l’inverno” sarà quel libro che mi ricorderà le emozioni di questa complessa fase di separazione e rinascita. Quella in cui Francesca, tra le difficoltà, sta tornando ad essere colei che, chi la conosce bene, un tempo era. Quella ragazza sempre disponibile ed affettuosa. Quella che aveva sempre il sorriso tra le labbra e che manca anche a me.

100% consigliato!

Grazie Laura.

Seguitelo su Facebook. Merita!