Una mamma ed un bimbo tra storie di vita, di creatività e pillole di diritto.

Segnalì di Gabriella Dessì

Segnalì di Gabriella Dessì è un progetto che profuma di Sardegna, ma non solo. Direi che ha una sua identità precisa. Sì. Una sua identità che ha quel sapore dolce amaro di una terra che conosco bene. Quella che profuma di elicriso ed è battuta da un vento con cui convivono i sardi. Un vento che plasma, ma non spezza. Anzi, direi che il maestrale modella non solo il lentischio e l’olivastro, ma anche l’animo delle sue genti: schive e sincere, la cui fiducia è un dono prezioso.

Ecco, se Segnalì ha un’identità con radici profonde nella terra dei centenari, questa è anche Sardegna che crea una mescolanza di sensazioni, umori, sentimenti qualche volta contrastanti. Una terra da cui Gabriella si distacca nella scelta dei tessuti da plasmare. Scelta che mantiene pur sempre una sottile trama con le tradizioni, perché nulla è scontato e l’ispirazione è in stile english.

Direi che Segnalì è l’essenza di Gabriella Dessì, una donna di Sardegna in equilibrio tra la sua terra ed il mondo aldilà del mare, che conosce bene. Ed è con Gabriella che parliamo di segnalibri, del perché comprarne uno, del messaggio che trasmettono, di presente e d futuro. Parliamo di libri, di tecnologia, di librerie e biblioteche. Tutto questo e tanto altro, in un viaggio suggestivo che si concretizza in un laboratorio artigianale, dove ogni singolo punto ha un suo perché.

Grazie Gabriella. Parola a Te!


In un mondo di ebook c’è chi continua a privilegiare la carta perché le storie hanno
un’intensità maggiore quando si sfogliano, quando si toccano. Ed è in questo mondo
digitale, in una Terra ancorata alle tradizioni che nasce Segnalì. Ci spieghi il Tuo progetto creativo?
Grazie Francesca per la presentazione e le tue domande.

Il mio progetto nasce dall’esigenza di unire alcune mie passioni, in un momento in cui ero alla ricerca di qualcosa che mi rappresentasse e mi permettesse di esprimermi, dopo anni di lavori non proprio centrati. Arrivo da studi di moda, da piccola sognavo di fare la stilista, e di quel mondo mi è rimasto l’amore per un certo tipo di cucito. Mi affascina l’idea di ciò che rappresentano i punti che uniscono le stoffe, il racconto che si può fare unendo colori e forme.

Allo stesso tempo tutta la mia vita è stata scandita dall’amore per i libri, le storie, la lettura. L’idea di un segnalibro che fosse utile oltre che bello è arrivata all’improvviso e dopo tempo e vari prototipi ho trovato quello che mi soddisfaceva. I SegnaLì sono infatti la sintesi di ciò che è per me la lettura: riflessione, passione, tempo dedicato alle parole e a noi stesse.


Il progetto Segnalì nasce in un paesino della Sardegna. La mia Sardegna. La nostra Sardegna. Quando parli di te, scrivi:
“Sono nata in una terra complicata, che ha bisogno di cura. Questo sentire mi ha forgiata e quella che sono oggi si declina in semplici ma importanti valori, che ho tradotto nel mio personale manifesto.” Cit. Gabriella Dessì 
Domanda: quanto hanno influito la Tua cultura, le tradizioni, il modus vivendi
nell’elaborazione del Tuo progetto creativo?
Sono la donna che sono in quanto frutto di questa terra. Nel bene e nel male.

Perché la Sardegna è una continua contraddizione e la si ama e la si odia. Sono quella che si ferma a osservare i colori della campagna e quella che odia il vento perenne che fa crescere gli alberi storti.

Amo il suo mare, ma odio l’estate. Sono scappata più volte da un territorio che mi offriva poco o niente in termini di lavoro ma che ho scoperto di amare immensamente proprio dopo quelle fughe. Ho sentito per la prima volta il suo profumo solo dopo essere stata lontana centinaia di chilometri, oltre quel mare che ci divide ma allo stesso tempo protegge.

La mia creatività non può che aver assorbito questi contrasti. I tempi lunghi, la riflessione, l’idea di intimità e protezione. Ma anche una sorta di amore selvatico, di osservazione continua. Quando cucio, se posso, rivolgo sempre uno sguardo alla finestra, dove ho una vista sul Monte Linas, sulle campagne, e questa tranquillità mi rassicura, mi fa sentire nel posto giusto.


Come nasce un Tuo segnalibro? Ci parli della scelta delle stoffe e delle fantasie? Ci parli della Tua ispirazione? I SegnaLì nascono prima di tutto da una mia esigenza di lettrice. Sono una persona pratica – anche se con un animo romantico – e l’idea di scrivere i miei pensieri mentre leggo è sempre presente, ma non sempre è stata presente la carta e una matita per farlo!

Così l’idea: un segnalibro che potesse permettere di prendere appunti ma anche – volendo, perché a volte è utile – di sottolineare direttamente il libro, trovando carta e matita a portata di mano e senza mai perdere il segno. Il taccuino resterà come memoria di quella lettura, una sorta di archivio dei nostri pensieri.

Scelgo le stoffe che raccontano soprattutto uno stato d’animo, un’idea romantica e ironica della lettura. Sono molto focalizzata sull’attenzione allo sfruttamento animale e di chi lavora nella filiera, anche se è molto difficile conoscere tutti i particolari della produzione, cerco sempre di acquistare dove so che ci sia la stessa attenzione. Sicuramente non acquisto da aziende che propongono prezzi troppo bassi, dove si intuisce che tali prezzi possano essere il risultato di sfruttamento di lavoro sottopagato sia in Italia che in Paesi in via di sviluppo.

Non uso materiali di origine animale, prediligo soprattutto il cotone, che si presta bene al mio progetto.

Scelgo stoffe che mi ricordino le ambientazioni dei giardini dei libri ottocenteschi, i cotoni leggeri giapponesi, che sono delicati e preziosi.

La mia ispirazione è un po’ sarda un po’ inglese, Jane Austen, le sorelle Brontë, ma anche la solitudine fatta di passeggiate nel prato di Emily Dickinson, a osservare fiori, bombi, persone da lontano. Così le mie passeggiate in campagna, il camino acceso, una lettura importante.


Perché non scegliere i tessuti che richiamano i colori e lo stile della donna di Sardegna, dei costumi tradizionali? Sarò sincera, penso che la donna sarda, oggi, sia qualcosa di diverso da quella che vediamo in abito tradizionale. Amo gli abiti delle nostre antenate, sono ricchi di particolari e di storie. Credo che le donne di oggi siano l’evoluzione di quelle donne del passato, le portano dentro e ne sono il proseguimento, quindi potrebbe essere che oggi siano diverse e non più rappresentate nella gonna a girasole o nel corpetto di broccato.

Ammetto di aver creato dei segnalibri con inserti di quelle stoffe, soprattutto rimanenze della lavorazione degli abiti tradizionali, mi piace la commistione di stili e il riuso.

La donna di Sardegna, forse, sono anche io, che amo viaggiare, che ho fatto mettere il mio nome su un chip del Rover Perseverance che è arrivato su Marte. E come me tante donne che leggono, studiano, viaggiano. Dentro di noi ci sono le nostre ave e stiamo facendo un passo avanti per creare le donne sarde del futuro. Ci può rappresentare anche qualcosa che sembra lontana da quei colori, da quegli abiti.
Per portare la tradizione con me, ho ideato una linea di segnalibri che ho chiamato Ispantu, in lingua sarda significa stupore, meraviglia.

All’interno di questi segnalibri in stoffa ho inserito delle frasi di buon auspicio in sardo, frase che viene cucita all’interno e resta nascosta. Li ho creati raccogliendo l’usanza di inserire dei portafortuna nelle culle dei bimbi, o nei vestiti, un tempo contenevano erbe o immagini sacre. Ho pensato di fare un passo in più e trasformarli in segnalibri, o portafortuna da portare dentro il portafogli, come amuleti. Ecco, per me i colori e la tradizione sono anche questo.


Cosa si cela dietro ogni segnalibro? Qual è il messaggio che desideri che arrivi ad ogni destinatario? Quando cucio solitamente ascolto qualche audiolibro. Credo fermamente che l’energia che si sprigiona nel creare possa essere incanalata e trasmessa. Vorrei che il messaggio che arriva quando si riceve un SegnaLì sia quello della dedizione, dell’attenzione. Del tempo impiegato per crearlo. Per questo metto tanta cura anche alla confezione.

Ogni segnalibro viene sistemato e avvolto nella carta velina, poi inserito in un sacchetto di carta che ho decorato personalmente e che chiudo senza mai usare adesivi, perché vorrei che venisse riutilizzato prima che riciclato.
Credo nella bellezza dei piccoli gesti, nel tempo che possiamo dedicarci l’un l’altra/o e verso noi stesse.


Nel mondo degli ebook c’è ancora chi, perché non ha più spazio o per tante altre ragioni, prende in prestito i libri in biblioteca. Perché continuare a farlo? Perché le biblioteche dovrebbero continuare a mantenere aperte le porte, come le librerie? Perché sostenere la cara vecchia carta stampata e soprattutto le librerie indipendenti? Per me le biblioteche e le librerie sono come santuari, custodi del sapere. Durante la mia vita ho sempre frequentato le biblioteche.

In un momento particolare, dove viaggiavo per lavoro, ho avuto contemporaneamente cinque tessere di diverse province e regioni! Sono una forte sostenitrice della cultura gratuita. Che non significa che tutta la filiera del libro non debba ricevere adeguati compensi, bensì che chi non può acquistare debba poter avere accesso alla cultura. Una società libera e aperta deve, a mio avviso, incentivare le biblioteche e tutti i luoghi in cui si fa cultura, come le librerie indipendenti. Non dimentichiamoci del lato umano.

Io non demonizzo gli e-reader, ne possiedo uno io stessa che mi ha salvato letteralmente quando, stando mesi fuori casa, non potevo avere i miei libri con me e la lingua diversa mi impediva di accedere ai libri cartacei disponibili in loco. Ma bibliotecarie e bibliotecari, librai e libraie non sono semplici catalogatori. Sono custodi di preziosi messaggeri, spesso capaci di fornire consigli precisi e rari. Direi che dovremmo tutte sostenere questi luoghi e frequentarli.


Senza contare che con i SegnaLì è possibile leggere e prendere appunti su un libro in prestito senza rovinarlo con sottolineature e renderlo, così, ancora in perfette condizioni! A parte gli scherzi, è uno scambio che non dobbiamo sottovalutare, riempiamo le biblioteche! Sul cartaceo versus digitale non ho una reale presa di posizione. Credo che dipenda anche dal contesto, sono arrivata comunque alla conclusione che possano convivere. Io amo i miei amici di carta e inchiostro. Ho la fortuna di avere una stanza a casa mia, dedicata a loro. Le mie librerie sono quasi tutte lì, con una vecchia poltrona e la stufa, il mio rifugio che mi riscalda anima e corpo.


A chi regalare un segnalibro? Insomma, qualcuno direbbe: la classica orecchia sulla pagina non è meglio di un segnalibro? Qual è il plus valore del secondo? Perché è importante averne uno? Un segnalibro si può regalare a chi ama la lettura. E a noi stesse, non dimentichiamolo. Valiamo e ci meritiamo un dono, e chi ci conosce meglio di noi stesse? Secondo me le orecchie sulle pagine a volte ci stanno. Lo so, sembra un controsenso ma non lo è.
Io ho un atteggiamento assolutamente libero riguardo la lettura. Ovviamente con i propri libri.

Diciamo che l’esperienza di lettura con un SegnaLì è altro dall’orecchia frettolosa.

È prendersi il proprio tempo, riflettere, segnare le frasi che ci colpiscono o le parole che vogliamo ricercare, è una coccola, come sorseggiare un tè e gustarsi una fetta di torta, chiudendo il mondo fuori. Il taccuino contenuto, in più, farà da custode dei nostri pensieri. Alcune persone leggono un libro e poi lo regalano corredato di SegnaLì che già contiene alcune riflessioni. Si crea così uno scambio e non più un regalo a senso unico. Un’idea carina è anche quella del libro itinerante, che viene di volta in volta inviato/donato appena finito di leggere, e ognuno aggiunge un pensiero nel
taccuino, rispetto alla lettura appena finita.

I SegnaLì non si perdono, non si sfilano dal libro e durano praticamente una vita. Non perdono la propria forma e sostituendo il taccuino possono aiutare a mantenere memoria di ciò che leggiamo, creando una piccola biblioteca personale delle nostre riflessioni. E poi sono colorati, romantici, praticissimi, spesso si abbinano alle copertine dei libri e sono a vista, non nascosti come quei timidoni dei segnalibri in carta! Le partecipanti del mio bookclub ne possiedono uno a testa e ai nostri incontri apriamo i taccuini e ci confrontiamo con ciò che abbiamo scritto: dubbi, domande, riflessioni, magari anche solo una frase che ci ha colpite. È un regalo perfetto per chi li frequenta!


Dove possiamo acquistare i Tuoi segnalibri? Dove possiamo leggerti e contattarti? In questo momento sono disponibili nel mio shop su Etsy a questo link: iSegnaLi.etsy.com ma sono sempre felice di rispondere in privato anche su Instagram e Facebook.
Sono stata contattata da alcune librerie e presto, quindi, saranno anche in diversi punti vendita, per ora sono già disponibili nella libreria Storytelling di Gonnesa, che ha un bel profilo su Instagram che consiglio di visitare, Eleonora, la libraia, è un’appassionata lettrice (ed ecco che ritorniamo a parlare di librerie indipendenti).
Io amo scrivere, per cui se vi fa piacere mi trovate nel mio blog
www.sasbellasmariposas.com/blog/ o tramite la Newsletter. Scrivo una lettera una volta al mese, toccando argomenti vari che vertono sempre al consiglio di una lettura, la visione di un film.
Il mio profilo Instagram è @segna_lì sono lieta di chiacchierare di libri e del mondo che ci
circonda, sotto i post.


Perché iscriversi alle Tue “lettere” anche se già l’espressione “lettera” mi ha convinta! Amo le lettere, molto meno le newsletter a cui mi disiscrivo in continuazione. Ho sempre avuto un debole per le lettere. Da piccola intrattenevo una corrispondenza fitta con una mia cugina che pur vivendo discretamente vicino mi deliziava con le sue risposte. Penso alla newsletter come un proseguimento di quel tipo di comunicazione. L’ho chiamata “Il mio Cuore appena in vista” come una frase di Emily Dickinson. E di questo si tratta, di mettere un po’ a nudo i miei pensieri, che sono poi pensieri comuni, condivisi.

Mi piace parlare di ciò che vedo, delle cose che mi colpiscono e che si traducono spesso in letture, nella visione di una serie tv, nella declinazione più improbabile avvistata in natura.

Come successe lo scorso anno durante il lockdown. Scrissi una lettera che parlava della natura che si riprendeva i suoi spazi, e così ho lasciato che anche la mia natura lo facesse, ho parlato, quindi, del lasciare che i propri capelli crescessero senza tintura. Ne è nata la lettera “Grigioverde” e a distanza di tempo molte donne mi mandano le loro foto con i capelli naturali, bianchi, che ora crescono liberi rendendole libere a loro volta.

La bellezza di scrivere le lettere avviene proprio per questo, molto spesso, infatti, le persone che ricevono la newsletter si sentono colpite e mi rispondono. Si creano, così, dei meravigliosi scambi di corrispondenza virtuale, che alla fine è molto reale. Dopotutto le nostre anime si sono affidate alle parole – di inchiostro, ma che differenza fa? – per lungo tempo, questa è solo un’evoluzione. Il link per chi volesse iscriversi è ww.sasbellasmariposas.com/newsletter/


Progetti per il futuro? Hai in programma di ampliare il Tuo shop? Qualcuno dice che io sia una multipotenziale, per cui la mia mente è sempre in fermento. Ci saranno sicuramente nuove creazioni nel mio shop, allo stesso tempo sto dedicando tante energie a migliorarmi nella scrittura, altra mia grande passione, forse la più vera. Credo proprio che ci sarà una commistione fra questi campi. Permettimi di concludere con un augurio, non solo per me e i miei progetti futuri, ma per quelli di tutte. Sono tempi difficili e a volte non si sa bene come superare certi ostacoli. Stringiamoci e cerchiamo persone a noi affini. Andiamo avanti. E, come spesso scrivo all’interno dei miei segnalibri:

bona sorti, sàludi e paxi a totus!*

Buona fortuna, salute e pace a tutti.