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San Salvatore di Sinis: il villaggio ai confini con il vecchio Far West

San Salvatore di Sinis? Uno dei luoghi a cui sono affezionata. Un villaggio del Sinis unico che da bambina vivevo tra saloon in stile west e quella casa tipica di mia Zia.

Siamo nel territorio di Cabras, in provincia di Oristano, dove ogni prima domenica di settembre si ripete il rito della Corsa degli Scalzi.

Così, oggi Ti racconto di un villaggio forse messicano o forse no, uno che ha fatto sognare, dove Nicoletta Macchiavelli e Claudio Volontè (sì il fratello del più ben noto Jean Marie Volontè) erano di casa ed un certo “Ramon”, il barista del saloon, in realtà era 100% Made in Sardinia, di Cabras per l’esattezza.
Ti racconto di un luogo magico, nato come set di quegli spaghetti western che l’hanno reso famoso, per poi veder andare in fumo tutto.
Ti racconto di quella San Salvador che oggi tutti conoscono come San Salvatore di Sinis. Quella degli uomini in saio bianco che l’immensa coltre di polvere la sollevano in religiosa devozione ogni prima settimana del mese di settembre, con i loro piedi nudi consumati dalla terra mentre corrono per 8 lunghi e interminabili km, all’inno di “Santu Srabadoi” verso la piccola città lagunare, tra gli applausi di viandanti, residenti e devoti.

Chiudi gli occhi. Sei in un mondo di pistoleri, stivali di cuoio e di polvere bruciata dal sole. Tutto è bianco o quasi, tranne gli immensi campi gialli che lo circondano, tra distese di papaveri e vegetazione bassa battuta dal maestrale.
No, non sei nel lontano Messico. Sono gli anni ’60/’70, fino al 1991 quando tutto andò in fumo. Sei nel cuore di Sardegna, a San Salvatore di Sinis, nel comune di Cabras, in un villaggio ai confini con una realtà per certi versi lontana 30 anni e attualissima per altri.
Tante le casine basse che si popolano a festa in quella settimana di settembre. Sono una di fianco all’altra ed ognuna di esse ha la pietra a bordo dell’uscio, tipicamente per prendere il fresco alla sera, la stessa che Nonna Antonietta aveva nel secondo ingresso di casa. Allora c’era un grande saloon bianco con una porta di legno, di quelle che quando si spalanca di botto esce il cattivo di turno, con la pistola nella fondina, lo stecchino tra i denti e quel passo da bullo. Il cavallo, invece, è legato alla stagionata, mentre davanti alla chiesina bianca, con le tegole marroni, c’è un via vai di gente che attraversa il grande arco e si dirige verso il pozzo per attingere l’acqua.
Sì, tutto sembra così vero e il lontano e indimenticabile Far West pare più vicino del solito. Questa è la vecchia San Salvatore, quando negli anni ’70 c’era un via vai di attori, comparse e curiosi.
Questa è la San Salvador, set di tanti o forse solo due spaghetti western Made in Italy, con location la terra del Sinis, le sue immense praterie e qualche scarna collina che allora nessuno immaginava potesse nascondere quei Giganti di Mont’e Prama arrivati a noi dall’antico mondo nuragico.
Questa è la San Salvatore che quando Nonna Antonietta guardava i film dei pistoleri nella piccola TV con tubo catodico in bianco e nero, era un segno della croce ad ogni colpo, perché per Lei si moriva davvero e non per esigenze di set.

Dove siamo di preciso? A circa 10 km dal Comune di Cabras, in provincia di Oristano. Percorriamo la strada per San Giovanni e all’incrocio immediatamente dopo Sa Pedrera, giriamo a destra e troviamo il villaggio accessibile da due stradine.

Perché visitare San Salvatore di Sinis? Perché l’immaginazione può permetterci di capire il vissuto di un villaggio che fino agli anni 80/90 era nel pieno del suo splendore e soprattutto perché la sua storia risale a innumerevoli anni prima del progetto di trasformarla in una piccola Cinecittà.

Cosa vedere a San Salvatore? Sicuramente:

  • la chiesetta, con l’antico Apogeo sotterraneo. Si accede attraverso una scaletta, all’ingresso della Chiesa. Consta di una serie di stanze scavate nella roccia bianca, con un altare, un pozzo e varie scritture sulle pareti che raffigurano scene di mare e non solo. Pare che il tempio venisse usato per un culto legato alla salute. Il tempio dovrebbe datarsi al IV sec. d.C.
  • La prima settimana del mese di settembre San Salvatore prende vita in occasione della Festa, occasione imperdibile per vivere la processione sia di Santu Srabadoeddu portato dalle donne del paese, rigorosamente scalze che in processione lo conducono fino al borgo per poi riportarlo a Cabras che la famosa Corsa degli Scalzi.
  • Inoltre il villaggio che mantiene il suo antico splendore aldilà del finto West.
  • Nel mese di agosto è possibile acquistare muggini di Cabras sapientemente arrostiti sulla brace all’ingresso del Paese.
  • Nel villaggio è presente anche un Chiosco Bar.

San Salvatore è abitata durante l’arco dell’anno? Generalmente no. Questo villaggio si popola prevalentemente nella settimana dedicata alla Festa di San Salvatore.

In cosa consiste la Festa di San salvatore? Si tratta di un rito liturgico a cui la popolazione di Cabras tiene particolarmente e che richiama turisti dall’intera Isola, proprio per le sensazioni uniche che suscita. La Festa è caratterizzato da una processione in saio bianco, dove gli uomini di Cabras si alternano nel portare la bandiera ed il santo in spalle, correndo a piedi nudi verso il paese, dove il simulacro di San Salvatore viene riportato per essere gelosamente custodito e venerato nell’arco dell’anno.

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